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Cavalli e ippoterapia: quando il benessere arriva al galoppo

Quando si parla di pet-therapy, ultimamente, si pensa perlopiù ai piccoli animali da compagnia come i cani, i gatti o i conigli. Dimenticandosi che, in realtà, questa pratica terapeutica comprende l’ausilio di diverse specie come gli uccelli (in particolare i pappagalli), gli asini, le capre, le mucche e, in larga parte, anche i cavalli. Perché il cavallo è un’animale che instaura un rapporto molto empatico con la persona con cui si relaziona ed è in grado di attivare un approccio selettivo a seconda dell’individuo. Inoltre, permette di far effettuare una serie di movimenti complessi, utilizzati (attivamente o passivamente) per gli esercizi psicomotori di coordinamento globale dello schema corporeo.

Quali sono le problematiche che possono trarre beneficio dall’ippoterapia? Tante. Ad esempio, chi soffre di ritardo psicomotorio, di disturbi dell’apprendimento, ma anche per persone con difficoltà relazionali, sindromi depressive o a cui è stato diagnosticato uno stress post-traumatico. Ovviamente, prima di iniziare un intervento, è necessario sempre valutare l’interessato attraverso un incontro conoscitivo. Infatti, inizialmente, le sedute di ippoterapia prevedono degli incontri tra l’equipe di esperti, la persona interessata e la famiglia della stessa (in caso di minori o persone con disabilità cognitive) per creare un progetto individuale che tenga conto della specificità dell’individuo e, soprattutto, delle sue risorse. Quindi, verrà stilata una scheda di valutazione delle potenzialità, abilità residue e delle capacità tenendo conto delle valutazioni cliniche e diagnosi funzionali già effettuate.

EQUITAZIONE: LA DISCIPLINA IDEALE PER I BAMBINI

La “seduta”, che dura più o meno 50 minuti, può essere praticata “a terra”, attraverso la cura e la pulizia dell’animale (che favorisce la consapevolezza delle necessità di un altro essere vivente e getta le basi per uno dei processi di socializzazione e relazione fondamentali) o “a cavallo” quando si eseguono gli esercizi psicomotori: sfruttando il movimento dell’animale e il comportamento intenzionale del beneficiario si ottiene una miglior capacità di orientamento, reazione e attenzione. Va sempre tenuto conto, comunque, che in principio, l’incontro con il cavallo può provocare un profondo disorientamento nella persona, ed è compito dell’operatore far si che da esso scaturisca col tempo un investimento affettivo sul quadrupede. Infine è importante (affinché si tragga un reale miglioramento dalla terapia), che orari e incontri stabiliti siano sempre rispettati.

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Redazione

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