“Black dog syndrome”: perché ci sono poche adozioni di cani neri?

Leggende e superstizioni fanno di questi quattro zampe delle vittime incolpevoli

Nota come black dog syndrome (BDS) o sindrome del cane nero, questa condizione sembra compromettere fortemente la vita di tanti quattro zampe. Il problema è nel colore del loro manto, o per meglio dire, nella superstizione legata al colore del loro manto. 

“Black dog syndrome”: perché ci sono poche adozioni di cani neri?

La sindrome del cane nero, che molti conoscono anche come BDS (ovvero black dog syndrome), è una condizione scaturita da leggende, o persino fiabe per bambini, che hanno portato a demonizzare e discriminare alcuni quattro zampe solo per il colore del loro manto.

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Insomma, la storia del lupo nero o del bau bau che punisce i bimbi cattivi è una leggenda popolare arrivata fino ai giorni nostri. Ovviamente, è inutile dire quanto si sia cercato negli anni di negare questa tradizione errata, eppure i dati dai canili dimostrano che queste storie leggendarie hanno gettato le loro radici in maniera pesante.

La superstizione legata al cane nero

La sindrome del cane nero si fonda nella cultura popolare. Tutto ciò che era nero (uomini compresi) era considerato cattivo, spirito malvagio. Per quanto riguarda i quattro zampe, nella cultura anglosassone, il ‘black dog‘ era un grosso cane dagli occhi rossi e il manto nero; feroce, si aggirava nei boschi per annunciare sventura e morte. Ad esempio, Arthur Conan Doyle lo ha reso ‘reale’ ne Il mastino dei Baskerville. Ma basta pensare al lupo cattivo (della stessa famiglia dei cani) di Cappuccetto Rosso. E per gli amanti della saga di Harry Potter non sarà sfuggito come il Gramo, animale considerato pericolosissimo, sia un grosso cane nero. Insomma, un’attribuzione negativa che si è tramandata negli anni e che ha preso corpo anche nelle storie della cultura popolare. Del resto, il nero per antonomasia è il colore associato al lutto (almeno nella nostra civiltà), al demonio, al male.

cane nero

E per questo possiamo citare anche la storia dei gatti neri che nel Medioevo erano addirittura perseguitati perché considerati simbolo del diavolo. Quello che stupisce è come tali credenze e superstizioni oggi siano talmente ancora radicate da rappresentare un fattore discriminante nella scelta degli animali da adottare. Dai canili, infatti, arriva testimonianza che la sindrome del cane nero coinvolge i quattro zampe di questo colore e le persone sono più propense a scegliere un cane dal manto chiaro, lasciando sempre soli e nei rifugi quelli neri. Un professore di psicologia, Stanley Coren, avrebbe dimostrato che questa superstizione è ancora quasi ‘geneticamente’ radicata. Infatti, mostrando le foto di alcuni cani, molti dei soggetti esaminati erano propensi ad identificare i cani neri come i più aggressivi e meno amichevoli. Inutile dire che si tratta solo di suggestioni e che i cani neri non sono, assolutamente, più problematici dei loro simili a manto chiaro. Non è il colore che forma l’indole o il carattere, e così come nelle persone, è l’educazione, l’ambiente in cui si cresce, l’amore ricevuto a rendere un cane buono.

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Cultura, Ambiente & Pets

Messinese trasferita a Roma per gli studi prima in Scienze della Comunicazione Sociale presso l'Università Pontificia Salesiana, con una tesi su "Coco Chanel e la rivoluzione negli abiti femminili", poi per la specializzazione in Media, Comunicazione Digitale e Giornalismo alla Sapienza. Collabora con l'Agenzia ErregiMedia, curando rassegne stampa nel settore dei rally e dell'automobilismo. La sue passioni più grandi sono la scrittura, la moda e la cultura.
Responsabile dei blog di VelvetMAG: VelvetPets (www.velvetpets.it) sulle curiosità del mondo animale e di BIOPIANETA (www.biopianeta.it) sui temi della tutela dell'ambiente e della sostenibilità.