Giornata Mondiale degli Animali: modi di dire più curiosi legati alle creature in tutto il mondo

Babbel ha raccolto alcune delle espressioni idiomatiche più diffuse per celebrare questa ricorrenza

Il 4 ottobre, in concomitanza con la Festa di San Francesco d’Assisi, si celebra la Giornata Mondiale degli Animali. Babbel, in questa occasione, ha raccolto alcune delle espressioni idiomatiche e i modi di dire più diffusi nel mondo che sono legati proprio al mondo animale.

In occasione della Festa di San Francesco d’Assisi, protettore degli animali, si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale degli Animali, che ricade appunto il 4 ottobre. Per celebrare questa ricorrenza in modo originale Babbel, l’azienda che fornisce lezioni sulle app o live per l’apprendimento delle lingue, ha raccolto alcuni dei modi di dire più diffusi nel mondo che si legano al mondo animale.

Si tratta di detti, espressioni idiomatiche e proverbi che si legano agli animali. Alcuni di essi sono particolarmente curiosi e rappresentano la cultura popolare. Infatti, quasi tutte le lingue hanno in comune una serie di espressioni rispetto alle diverse creature.

Espressioni idiomatiche nel mondo

Come si apprende da un comunicato ufficiale diffuso dall’azienda, Sara Garizzo, Principal Content Strategist di Babbel, afferma: “Nelle lingue indoeuropee, ma non solo, le caratteristiche di un animale sono comunemente usate per descrivere alcuni stati d’animo o comportamenti. Sono le espressioni più colorate e divertenti perché spesso si tratta di metafore che evocano immagini bizzarre. Comprenderle e saperle usare al momento giusto in una conversazione rappresenta un traguardo per ogni appassionato di lingue“. Allora facendo riferimento alla raccolta proposta da Babbel si può comprendere come in certe lingue i comportamenti o i gesti curiosi di alcuni animali possono indicare, simbolicamente, alcuni comportamenti e gesti curiosi delle persone.

Per esempio, in Spagna l’idioma “mosca morta” (Mosca muerta) indica una persona ipocrita. In Germania invece “Einen Kater haben“, letteralmente “avere un gatto“, significa avere i postumi della sbornia. Sempre nella lingua tedesca esiste un’espressione molto curiosa: “Jemandem ein Kuckucksei ins Nest legen“, che si potrebbe tradurre letteralmente come: “mettere a qualcuno un uovo di cuculo nel nido“. In questo caso, tale espressione deriva dall’abitudine del cuculo di mettere le uova nel nido di altre specie di uccelli, che provvederanno a covarli al posto suo. Quindi indica un atteggiamento da approfittatore (un parassita, diremmo noi).

@Babbel

I corrispettivi tra l’italiano e le altre lingue

The world is your oyster” è, invece, un modo di dire tipico della lingua inglese per descrivere un atteggiamento ottimista nei confronti delle opportunità offerte dalla vita. Tradotto letteralmente sarebbe: “Il mondo è la tua ostrica“; e fa riferimento al fatto che le ostriche possano nascondere al loro interno bellissime perle. “Ser como cocodrilo en fábrica de carteras“, che traduciamo come: “essere un coccodrillo in una fabbrica di portafogli“, in spagnolo portoricano indica uno stato di particolare agitazione e preoccupazione.

In Francia, ancora, l’espressione: “Vendre la peau de l’ours avant de l’avoir tué” (vendere la pelle d’orso prima di averlo ucciso) è, in qualche modo il corrispettivo italiano di: “Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco“. Insomma, meglio non fare progetti se non si hanno certezze. E sempre per ritrovare corrispettivi italiani, l’espressione spagnola “Aquí hay gato ecerrado” (qui c’è un gatto rinchiuso) ha un significato similare al nostro: “Qui gatta ci cova“: c’è qualcosa di sospetto. “C’est donner de la confiture aux cochons” (dare la marmellata ai maiali) è l’equivalente francese dell’italiano “perle ai porci” e viene usato per indicare quando si danno cose preziose a chi è incapace di apprezzarle.

@Babbel

I gruppi di animali in inglese

La lista dei modi di dire curiosi legati agli animali sarebbe davvero infinita in tutto il mondo, così come i nomi collettivi (in particolare inglesi) usati per le diverse specie. Nei paesi anglofoni infatti, per definire un gruppo, si tende a scegliere il vocabolo che meglio trasmette l’attitudine degli animali di cui la collettività è composta. Così, ad esempio: “Pride of lions“: letteralmente “orgoglio di leoni” deriva dal portamento fiero tipico dei leoni nella savana e nelle praterie. Invece, “Flamboyance of flamingos” (che indica uno stormo di fenicotteri) è un modo per non rendere troppo riduttivo un gruppo di questi uccelli spettacolari. Così gli anglofoni preferiscono fare riferimento al colore sfarzoso ed appariscente del piumaggio dei fenicotteri utilizzando proprio il termine “flamboyance” che potremmo tradurre come “tripudio“. E ancora i gufi, per la loro risaputa saggezza, sono indicati riuniti in parlamento: “Parliament of owls“.

E in occasione della Giornata Mondiale degli Animali, Babbel suggerisce un altro consiglio a tutti gli appassionati. L’episodio Talking to Animals del podcast Multilinguish, infatti, osserva il linguaggio sorprendentemente complesso che gli animali usano tra loro per comunicare. Un modo per venire sempre più a conoscenza dell’intelligenza sorprendente che accomuna molte specie. Intelligenza che spesso noi, esseri umani, sottovalutiamo.


Cultura, Ambiente & Pets

Messinese trasferita a Roma per gli studi prima in Scienze della Comunicazione Sociale presso l'Università Pontificia Salesiana, con una tesi su "Coco Chanel e la rivoluzione negli abiti femminili", poi per la specializzazione in Media, Comunicazione Digitale e Giornalismo alla Sapienza. Collabora con l'Agenzia ErregiMedia, curando rassegne stampa nel settore dei rally e dell'automobilismo. La sue passioni più grandi sono la scrittura, la moda e la cultura.
Responsabile dei blog di VelvetMAG: VelvetPets (www.velvetpets.it) sulle curiosità del mondo animale e di BIOPIANETA (www.biopianeta.it) sui temi della tutela dell'ambiente e della sostenibilità.