La triste storia di Freya, il tricheco abbattuto a causa dei turisti

Vittima del turismo che non tutela la flora e la fauna locale e che concede agli esseri umani libertà che dovrebbero essere vietate

Freya era una femmina di tricheco troppo abituata, suo malgrado, ad essere disturbata dai turisti. Questo ha messo fine alla sua vita, nonostante fosse divenuta la mascotte di Oslo. Troppo spesso circondata dalle persone, il mammifero è stato costretto a cambiare le sue abitudini e, conseguentemente, il suo carattere.

Protagonista di numerosi selfie, disturbata nel sonno, costantemente punzecchiata dai turisti bramanti di scattare una foto in compagnia del tricheco che dormiva sulle barche. Era la mascotte di Oslo, ma questo ha compromesso l’incolumità di Freya che, da attrazione turistica si è trasformata in una vittima per il ‘bene’ dei turisti.

La convivenza forzata e costante con gli esseri umani, infatti, può portare gli animali selvatici ad essere troppo confidenti e quindi pericolosi per l’uomo. Circondata, giorno dopo giorno, da flash, schiamazzi e urla era costretta ad adattarsi ad abitudini lontane dalle sue esigenze etologiche. Questo, con molta probabilità, l’ha resa aggressiva.

La vicenda del tricheco di Oslo

Come spiega l’etologa Chiara Grasso su La Zampa, il tricheco per natura dovrebbe dormire circa 20 ore al giorno; per Freya questo era impossibile. Fortemente stressato il povero animale ha iniziato ad essere considerato un pericolo per i turisti, perché irrequieto a causa delle forti pressioni. A questo punto le autorità hanno creduto che l’unica soluzione fosse abbattere la femmina di tricheco che dormiva sulle barche. Perché lei, resa aggressive dalle persone, si era trasformata in un potenziale aggressore per i turisti. Un episodio doppiamente drammatico; Freya, infatti, non è solo una vittima innocente, ma è una vittima del turismo sbagliato. Nessuno si è mai curato della sua incolumità e di quello che potesse causarle il continuo e perpetuato contatto con gli esseri umani.

Come scrive La Zampa, le autorità norvegesi affermano di aver fatto il possibile per evitare che i turisti si avvicinassero all’animale. “Attraverso le osservazioni in loco della scorsa settimana è stato chiarito che il pubblico ha ignorato l’attuale raccomandazione di mantenere una chiara distanza dal tricheco. Pertanto, la direzione ha concluso che la possibilità di potenziali danni alle persone era alta e il benessere dell’animale non veniva mantenuto“. Freya è stata, dunque, abbattuta.
Siri Martinsen, portavoce per i diritti degli animali gruppo NOAH, ha dichiarato: “È molto scioccante. È stata una misura affrettata e le autorità avrebbero dovuto multare chiunque non avesse ascoltato il consiglio di stare lontano da Freya. È stata un’occasione mancata per mostrare alle persone come rispettare gli animali selvatici“. Si tratta di un evento estremamente triste che colpisce per la doppia limitazione concessa gratuitamente a Freya: prima di vivere secondo la sua natura e poi di vivere. Un episodio che si aggiunge ai tanti altri che vedono gli animali puniti ingiustamente per la noncuranza degli uomini.


Cultura, Ambiente & Pets

Messinese trasferita a Roma per gli studi prima in Scienze della Comunicazione Sociale presso l'Università Pontificia Salesiana, con una tesi su "Coco Chanel e la rivoluzione negli abiti femminili", poi per la specializzazione in Media, Comunicazione Digitale e Giornalismo alla Sapienza. Collabora con l'Agenzia ErregiMedia, curando rassegne stampa nel settore dei rally e dell'automobilismo. La sue passioni più grandi sono la scrittura, la moda e la cultura.
Responsabile dei blog di VelvetMAG: VelvetPets (www.velvetpets.it) sulle curiosità del mondo animale e di BIOPIANETA (www.biopianeta.it) sui temi della tutela dell'ambiente e della sostenibilità.