Strategie di conservazione delle specie: anche il pappagallo blu torna in natura

Riprende a volare libero il volatile che rischia l’estinzione protagonista di un programma di reintroduzione

Sono diverse le strategie messe in atto per tutelare le specie a rischio estinzione; svariati i programmi di conservazione e reintroduzione degli animali minacciati di scomparire. In questo caso il protagonista è il pappagallo blu, che torna a volare libero in natura.

Appartiene alla famiglia degli Psittacidi il pappagallo blu che è tornato a volare in natura; protagonista di un programma volto a garantire la sua conservazione, l’Ara Spix potrebbe evitare, oggi, il rischio estinzione. Un approfondimento sulla rivista Science, illumina il percorso intrapreso per tutelare questa specie.

Le operazioni per salvaguardare il pappagallo blu rientrano tra i molteplici tentativi messi in atto per proteggere gli animali che rischiano di scomparire. Difatti, fino ad ora, questa specie era considerata estinta in natura; gli unici esemplari esistenti vivevano in cattività.

La conservazione del pappagallo blu

Negli anni ’90 esisteva solo un esemplare maschio in libertà di Ara Spix; all’epoca, per evitare che l’animale si estinguesse, era stata introdotta nel suo ambiente una femmina cresciuta in cattività. Dopo due mesi i due pappagalli si erano accoppiati; ma poco doto entrambi gli esemplari erano scomparsi. Da oltre 20 anni, dunque, il pappagallo blu è stato considerato estinto perché mai più avvistato in natura. Ma per evitare che la specie potesse scomparire per sempre, un team di scienziati del Fish and Wildlife Service statunitense hanno liberato in natura otto esemplari tenuti in cattività.

Si tratta, come ha tenuto a precisare anche il consulente dell’iniziativa Thomas White, di un programma ricco di sfide; anche se molti uccelli reintrodotti in natura non hanno sempre avuto un futuro documentato, gli studiosi si mostrano fiduciosi con l’Ara Spix. Essendo i pappagalli blu animali sociali, il successo ha più potenziale quando si liberano in natura diversi esemplari. Inoltre, è importante controllare anche il momento specifico in cui rilasciarli; considerando che queste creature iniziano a riprodursi intorno ai 4 anni, tendendo poi a ritornare nello stesso sito di nidificazione ogni anno.

Dettagli dell’esperimento di reintroduzione

Come scrive La Zampa, il biologo della conservazione, George Amato, osserva: “Se iniziano a riprodursi poco dopo il momento della liberazione potrebbero restare più vicini al sito; il che facilita il lavoro di monitoraggio da parte dei biologi“. Inoltre, come tengono a specificare gli esperti, studiando le reintroduzioni precedenti, la minaccia più significativa è rappresentata dai predatori; per questo gli scienziati hanno applicato delle fasce di metallo attorno agli alberi, in modo da evitare che predatori possano arrampicarsi fino ai nidi.

E, sempre per arginare il pericolo della predazione, anche gli esemplari di pappagallo blu sono stati dotati di dispositivi di localizzazione in modo da dissuadere bracconieri e cacciatori. Infine, benché si stimi che alcuni uccelli potrebbero essere persi dopo la liberazione, la speranza che l’esperimento riesca è comunque alta. Il pappagallo blu deve essere conservato, concludono gli scienziati.


Cultura, Ambiente & Pets

Messinese trasferita a Roma per gli studi prima in Scienze della Comunicazione Sociale presso l'Università Pontificia Salesiana, con una tesi su "Coco Chanel e la rivoluzione negli abiti femminili", poi per la specializzazione in Media, Comunicazione Digitale e Giornalismo alla Sapienza. Collabora con l'Agenzia ErregiMedia, curando rassegne stampa nel settore dei rally e dell'automobilismo. La sue passioni più grandi sono la scrittura, la moda e la cultura.
Responsabile dei blog di VelvetMAG: VelvetPets (www.velvetpets.it) sulle curiosità del mondo animale e di BIOPIANETA (www.biopianeta.it) sui temi della tutela dell'ambiente e della sostenibilità.