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Somministrati i primi vaccini anti-covid agli animali: diversi da quelli umani

Sono le scimmie e le tigri dello zoo di New Orleans le prime a ricevere le dosi atte a immunizzarle dal virus

È uno fra gli zoo più famosi in America il luogo dove hanno iniziato a somministrare i primi vaccini anti-Covid agli animali. Le prime sono le scimmie a loro seguiranno le tigri e le lontre, fino a rendere immune ogni animale del parco. A riportare la notizia è il Newsweek dal quale si apprende che l’Audubon Zoo di New Orleans ha già somministrato le prime dosi ai primati nel corso di questa settimana; orango e gorilla in cima, seguiti poi (nelle prossime settimane) da tutte le famiglie dei felini e dei mustelidi. La precedenza è data poi ai piccoli carnivori come tassi, lontre, donnole, furetti, ghiottoni e visoni e poi tutti gli altri mammiferi.

I vaccini somministrati agli animali sono stati approvati dal Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti; ma la loro composizione sembra essere diversa rispetto al vaccino anti-Covid ricevuto dalle persone. Il veterinario senior dello zoo, Bob MacLean, avrebbe dichiarato: “Questo non è lo stesso vaccino che è stato approvato per l’uomo come uso di emergenza“.

I vaccini per proteggere gli animali più sensibili

Secondo quanto si apprende dalle informazioni diffuse dai media locali, il vaccino somministrato presso lo zoo di New Orleans si servirebbe di una tecnologia diversa, sviluppata proprio per gli animali. “La maggior parte dei nostri animali che vogliamo vaccinare – spiega ancora Bob MacLean- sono addestrati per le iniezioni comportamentali, quindi non dovremmo anestetizzare nessuno. I dipendenti dello zoo che lavorano con gli animali spesso lavorano per sviluppare tratti per renderli più a loro agio con le vaccinazioni. Che cosa significa? Ad esempio, un primate arriverà al bordo della sua gabbia e inclinerà una spalla verso l’interno“. Il veterinario ha tenuto a precisare quanto per tutto lo staff dello zoo sia una priorità garantire la salute e la sicurezza degli animali; e nonostante ci siano creature più sensibili al virus, MacLean riferisce che fino ad ora nessun animale si sia ammalato.

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