Inquinamento acustico in mare mette a rischio la sopravvivenza dei cetacei

I rumori prodotti dall'uomo possono mettere in pericolo i pesci, soprattutto quelli che si orientano attraverso suoni e ultrasuoni

Dal sito ufficiale del WWF Italia arriva un allarme importante: l’inquinamento acustico in mare rischia di diventare un pericolo per la sopravvivenza dei cetacei; queste creature acquatiche vivono, infatti, anche grazie all’aiuto di suoni ed ultrasuoni. L’eccessiva presenza di rumori prodotti dall’uomo, però, può disorientare in maniera pericolosa balene, delfini o orche; tutte specie che secondo la IUCN riversano già in condizioni critiche.

Capodoglio e balenottera comune sono nella lista delle specie vulnerabili, il delfino comune è a rischio zona rossa; e non spetta una sorte migliore alle altre cinque specie di cetacei presenti nel Mediterraneo. Questo quanto emerge dal report del WWF “Rumore antropico nel mare, sopportabile per l’uomo, deleterio per i cetacei“.

I rischi per cetacei e come salvarli

Attraverso il report che studia i rischi dei rumori antropici (ovvero prodotti dall’uomo), l’Associazione che tutela gli animali intende chiedere alle istituzioni misure urgenti per ridurre l’inquinamento acustico nel Mediterraneo. Si legge nel report: “I cetacei sono mammiferi marini che dipendono fortemente dalla comunicazione sonora e l’inquinamento acustico derivante da traffico nautico, indagini sismiche, sonar, sfruttamento di giacimenti di olio e gas, impianti eolici offshore provoca purtroppo conseguente gravi su balene, delfini e altri mammiferi marini“.

Esporre i cetacei a rumori per loro fastidiosi e disorientanti può produrre effetti negativi molto vasti; dall’abbandono forzato dell’area alla perdita di sensibilità uditiva, quest’ultima aumenta di gravità a seconda della durata dell’esposizione al rumore e dalla sua intensità. Proprio per cercare di arginare l’inquinamento acustico in mare, il WWF chiede alle istituzioni, ma anche alle aziende e alle società civili, di impegnarsi per implementare i programmi di monitoraggio; è fondamentale, inoltre, collaborare con gli enti di ricerca per comprendere il reale stato di conservazione dei cetacei e individuare le aree più critiche.

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