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Il ragno più velenoso del mondo potrebbe salvare le persone dopo un infarto

Secondo uno studio il veleno dell'Hadronyche Infensa potrebbe diventare una medicina 'miracolosa'

Si tratta forse del ragno più velenoso e letale al mondo, ma secondo quanto afferma uno studio potrebbe essere in grado di proteggere le persone dai danni procurati da un infarto. I ricercatori della University of Queensland, affermano che la proteina Hi1a, contenuta nel veleno dell’Hadronyche Infesa, potrebbe essere in grado di bloccare il segnale di morte cellulare dopo un attacco cardiaco; non solo, questa sostanza potrebbe essere in grado di prolungare i tempi per i trapianti di cuore.

La ricerca è stata pubblicata su Circulation e mostra un’altra ‘faccia’ del ragno letale, ovvero la sua capacità di poter salvare la vita delle persone. Una molecola contenuta nel veleno dell’aracnide è in grado di inibire un tipo di canale che si trova nelle cellule umane e che è sensibile all’ambiente acido.

Il ragno e il suo veleno salvifico

I ricercatori della University of Queensland hanno dimostrato gli effetti del veleno attraverso dei test preclinici; se la molecola ricavata dal potente veleno del ragno venisse somministrata entro 8 ore dall’evento ischemico, potrebbe ridurre notevolmente i danni ai tessuti. Come specifica lo studio, la proteina Hi1a inibisce il canale ionico (Asic1) che si trova sulla superficie delle cellule cardiache; gli scienziati sono fiduciosi nel fatto che questa sostanza possa essere usata già nelle prime fasi di primo soccorso.

Come si può evincere dalla ricerca, inoltre, la proteina sopracitata potrebbe essere utile anche nei trapianti di cuore. Come si legge su Wired: “Un cuore espiantato da un donatore può essere reimpiantato in una persona all’interno di un intervallo di tempo limitato, oltre cui il danno ai tessuti è troppo grande perché l’organo ricominci a funzionare bene. Per il team australiano, però, l’impiego di Hi1a sul cuore da trapiantare dovrebbe allungare questo intervallo, aumentando le probabilità di successo. Insomma, potrebbe fare la differenza. L’unico dubbio ora resta sulla possibilità di estrarre il veleno in maniera sicura anche per l’animale.

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