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Muta nei pappagalli: aspetti naturali e principali anomalie

Anche i pappagalli fanno la muta non sempre però il processo si sviluppa in maniera corretta

I pappagalli, così come diversi altri animali, compiono la muta in un certo periodo dell’anno; questa attività e lo stato delle piume sono degli indicatori per verificare lo stato di salute dei pennuti. Grazie al piumaggio è possibile individuare, spesso, la presenza di certe malattie nell’animale; penne sbiadite, mancati o dalla scarsa consistenza, possono indurre a pensare che il pappagallo soffra di qualche patologia.

La muta nei pappagalli avviene, in genere, in autunno e primavera; si tratta di un processo fisiologico attraverso il quale le piume vecchie cadono per dare spazio a quelle nuove. Non avviene sempre ogni anno, ma è necessaria per il benessere dell’animale. Quando è completata correttamente, non lascia aree scoperte o lesioni, ma esistono casi in cui si potrebbero presentare delle anomalie.

Le principali anomalie durante la muta dei pappagalli

Quando si compie la muta e le piume cadono, si possono vedere le nuove penne che crescono; esse avranno il colore di quelle che vanno a sostituire. Specie, come i parrocchetti, alla prima muta possono cambiare il colore delle piume acquisendo il colore finale al termine della muta. Quando il processo avviene in maniera naturale e senza ‘intoppi’ non si noterà alcun cambiamento, al contrario, in caso di anomalie potrebbero apparire macchie particolari.

Conosciuta come fascia da stress, questa particolare anomalia si presenta come una fascia scura o nera e particolarmente traslucida; la distanza tra le fasce rappresenta i processi temporali di stress cronico o una carenza alimentare. Un’altra anomalia che potrebbe verificarsi durante la muta è la depigmentazione; in questo caso le macchie scure saranno più diffuse su tutto il piumaggio. A causare la depigmentazione è, in genere, un’alimentazione scorretta o una poca esposizione al sole. In ogni caso, per prevenire problemi di salute più gravi, le piume devono essere una sorta di ‘campanello d’allarme’; alla comparsa delle prime anomalie occorre contattare un veterinario.

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