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Il morbillo delle balene: il virus che mette a rischio i cetacei

Una malattia che potrebbe compromettere seriamente la specie e che sta mietendo sempre più vittime

La situazione delle balene nei mari italiani sembra essere piuttosto allarmante. L’ultimo caso risale allo scorso 15 gennaio 2021, quando un esemplare, purtroppo privo di vita, si è spiaggiato sulle coste di Sorrento; dalle analisi effettuate dopo il ritrovamento, ad aver causato la morte dell’animale pare sia stato proprio il virus noto come il morbillo dei cetacei. Si tratta di una malattia diffusasi alla fine degli anni ’80 e che nei decenni ha causato diversi picchi di mortalità, come nel 2017, quando si sono spiaggiati 212 cetacei di cui la maggior parte risultavano contagiati. Secondo un rapporto pubblicato da Greenpeace questo virus potrebbe risultare ad oggi una delle principali minacce per la sopravvivenza dei cetacei.

Il morbillo dei cetacei

Greenpeace ha pubblicato un nuovo rapporto sulle principali cause di spiaggiamento dei cetacei. Lo studio, commissionato ai veterinari del Dipartimento di Biomedicina Comparata e Alimentazione dell’Università di Padova, è stato lanciato lo scorso 28 luglio 2020 in occasione della Giornata Mondiale per la Conservazione della Natura. Secondo il rapporto la condizione delle balene nelle acque italiane pare seriamente minacciata dalla presenza del virus del morbillo; questo sarebbe responsabile di diverse morti tra i cetacei. Nello studio si legge, per esempio, che cinque dei sei capodogli analizzati e trovati spiaggiati nell’estate 2019 sono risultati positivi al virus.

Il pericolo per le balene

I ricercatori, che hanno partecipato allo studio promosso da Greenpeace, hanno tenuto a precisare quanto le condizioni in cui riversano i mari possano aggravare la situazione delle balene; l’inquinamento infatti può agevolare la diffusione del virus. Allo stesso modo in cui si può riscontrare negli esseri umani, anche per i cetacei, il morbillivirus può causare encefaliti e polmoniti; inoltre, abbassando totalmente le difese immunitarie, l’animale è più esposto ad infezioni di ogni tipo. Giorgia Monti della Campagna Mare di Greenpeace ha aggiunto: “Non possiamo permettere che attività illegali e il degrado ambientale causato dall’uomo, a partire dall’inquinamento da plastica, facciano scomparire questi animali dai nostri mari. La vulnerabilità dei cetacei a un virus dipende anche dallo stress causato da un ambiente malato“. Per questo l’appello accorato rimane quello di garantire la pulizia dei mari.

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