Orso ucciso in Abruzzo: per la corte il fatto non costituisce reato

Il fatto è avvenuto quattro anni fa ma la sentenza è stata pronunciata di recente: l’anziano responsabile di aver ucciso un orso marsicano a colpi di fucile dopo che l’animale si era avvicinato alle sue galline. La corte lo assolve ma la Lav (Lega Anti Vivisezione) ha già annunciato il ricorso.

Quattro anni fa un anziano signore si è reso protagonista di un bruttissimo episodio: l’uomo, per sua stessa ammissione, ha sparato alcuni colpi di fucile verso un orso marsicano colpevole di aver assalito alcune galline. A distanza di tempo è arrivata la sentenza dalla corte che ha assolto l’imputato poichè “il fatto non costituisce reato” in quanto il colpo mortale è stato esploso accidentalmente dall’uomo mentre stava cadendo a terra dopo essersi ferito ad una gamba.

La sentenza della corte sta avendo un’importante ripercussione mediatica soprattutto dopo la risposta del Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, il luogo dove è avvenuto il fatto. “Assoluzione per l’orso ucciso a Pettorano nel 2014, ma uccidere gli orsi è reato. Le sentenze vanno rispettate e sicuramente non è nostra intenzione derogare da questa regola. Il Parco, che si è costituito parte civile nel processo, valuterà le motivazioni della sentenza e deciderà se ricorrono i presupposti per proporre appello. […] C’è il pericolo che possa emergere e diffondersi l’idea che la risposta più naturale ad un orso che si avvicina ad un’abitazione sia quella di sparargli. Questo sarebbe devastante”, è quanto si legge nella nota promulgata.

Immediata la risposta alla sentenza anche da parte della Lav (Lega Anti Vivisezione): “Ricorriamo in appello. È assurda l’ipotesi dello ”stato di necessità” se si spara alla schiena di un animale in fuga. Conservare un animale a rischio estinzione vuole dire anche assicurare la certezza della pena. Chi si macchia di crimini così aberranti ne deve rispondere ai sensi di legge”, conclude il Movimento Animalista.

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