L’Europa vieta gli animali esotici: la lista delle 49 specie fuorilegge

Un decreto dell’Unione Europea vieta l’introduzione di 49 specie esotiche considerate pericolose. Tra queste anche la tartarughina dalle guance rosse

L’Europa vieta gli animali esotici: la lista delle 49 specie fuorilegge

Niente più introduzione di specie esotiche di animali, e anche piante nel nostro Paese. Questo è quanto stabilisce il decreto, entrato in vigore lo scorso 14 febbraio, che recepisce il Regolamento europeo per prevenire e gestire l’introduzione delle specie chiamate anche “aliene” considerate particolarmente invasive dall’Unione Europea. Attualmente, si stima che ce ne siano ben 12.000 nel Vecchio Continente, di cui 3.000 solo in Italia, con un incremento del 96%. negli ultimi 30 anni. La loro presenza causa seri danni alla natura e all’ecosistema in generale. Per gli esperti rappresentano la seconda principale minaccia alla biodiversità globale che ha al 54% delle estinzioni delle specie animali conosciute, tramite predazione e alcune possono provocare seri danni alla salute umana.

Ci sono 49 specie “aliene”

L’Unione Europea ha redatto un elenco di 49 specie invasive considerate di maggiore pericolo, per le quali sono strettamente vietati l’introduzione e il transito nel territorio nazionale, il possesso, l’allevamento e la coltivazione, il trasporto, la vendita, il commercio e l’utilizzo, ma anche la cessione a titolo gratuito o lo scambio. Ben 33 di esse sono presenti da noi, tra cui il calabrone asiatico, il gambero rosso della Louisiana, la testuggine palustre americana, la pseudorasbora (un piccolo pesce), la rana toro, l’ibis sacro, la nutria, il procione e la tartarughina dalle guance rosse. Il decreto prevede anche che le Regioni e i Parchi nazionali predispongano opportuni piani di controllo.

Cosa fare se si possiedono animali esotici

Cosa succede per chi avesse uno di questi animali? Si è stabilito che potranno tenerli fino al termine della loro vita naturale, ma entro giugno di quest’anno dovranno comunicare il loro possesso al Ministero dell’Ambiente, fornendo indicazioni sull’esemplare (specie, sesso ed età) nonché sulle modalità che intendono adottare per impedirne la riproduzione e la diffusione. Chi non dovesse rispettare le regole incorrerebbe in sanzioni penali, amministrative e nella confisca degli esemplari.

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