Causò la morte atroce di centinaia di cani privandoli di acqua e cibo e facendoli sbranare tra loro

Dovrà rispondere in giudizio presso il Tribunale di Bari il responsabile dell’uccisione di centinaia di cani da lui segregati in un recinto e lasciati morire senza acqua né cibo.

È iniziato il processo a carico dell’uomo accusato di aver lasciato morire centinaia di cani chiudendoli in un recinto senza acqua né cibo, al punto che gli animali, per la disperazione, si sbranavano tra loro. Contro il carnefice, che ha scelto il modo più barbaro possibile per far soffrire e morire dei poveri animali innocenti, si sono costituiti parte civile l’ENPA, (Ente Nazionale Protezione Animali) e l’ANPA (Associazione Nazionale Protezione Animali).

Gli episodi di pura crudeltà risalgono agli anni 2008-2014, un periodo davvero lungo, durante il quale l’imputato, dopo aver occupato abusivamente un terreno, ha creato al suo interno il recinto dell’orrore, dove “per crudeltà e senza necessità”, ha rinchiuso centinaia di cani randagi abbandonandoli a loro stessi e, secondo quanto emerso dalle indagini del Corpo Forestale dello Stato, coordinate dal PM di Bari, li avrebbe, secondo quanto si legge nei capi di imputazione, “lasciati senza acqua e senza cibo” e “sottoposti ad atroci sofferenze”, tenendoli esposti alle intemperie atmosferiche e alle malattie, senza riparo e con le zampe sommerse nel fango” e scatenando, inevitabilmente, “combattimenti fra loro all’unico scopo di accaparrarsi il cibo”.

I cani morti in conseguenza delle sue azioni sono centinaia, delle tantissime vittime solo 44 cani si sono salvati e sono stati affidati al canile di Corato. Fortunatamente lo scempio è finito in seguito alla denuncia sporta nel 2014 dai proprietari del suolo, in seguito alla quale emersero le crudeltà perpetrate ai danni dei poveri randagi e la magistratura barese dispose il sequestro del terreno e dei cani.

Successivamente è stato aperto un secondo fascicolo d’inchiesta sulle eventuali responsabilità degli amministratori del Comune di Santeramo in Colle, luogo dove sono accaduti i fatti. Il dubbio che sorge è come sia possibile che nel corso di ben sei anni nessuno si sia accorto di ciò che accadeva all’interno di quel recinto e come mai non sia mai giunta alle forze dell’ordine nemmeno una segnalazione anonima.

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