“L’esperto risponde”: la dermatofitosi

Per la nostra rubrica “L’esperto risponde”, questa settimana parliamo della dermatofitosi, una delle malattie cutanee più diffuse tra i gatti, difficile da curare e contagiosa anche per l’uomo.

La dermatofitosi è un’infezione micotica cutanea causata da funghi patogeni detti dermatofiti, tra cui i più diffusi sono: Microsporum, Epidermophyton e Tricophyton. Gli animali più colpiti da questa malattia sono i gatti, i cavalli e i bovini, mentre vi è una minore percentuale di contagio per cani e conigli.

I gatti vengono infettati dai dermatofiti tramite il contatto diretto con altri animali portatori o con spore fungine presenti nell’ambiente. Anche l’essere umano può facilmente essere contagiato e può avere reazioni cutanee anche per mesi.

SINTOMI

I sintomi più comuni sono:

NEI GATTI

Alopecia focale (perdita del pelo a chiazze)

Eritemi

Forti pruriti

Forfora

Dermatite miliare (croste tra il pelo)

Acne del mento

NEI CANI

Pustole

Croste

Papule

Onicomicosi

Eritemi

DIAGNOSI

Nei gatti, e in particolar modo quelli di razza persiana, qualora vi fossero dei problemi cutanei come l’acne del mento o la dermatite miliare, vanno fatte subito delle indagini per stabilire che non siano affetti da dermatofitosi. Il veterinario analizzerà un campione del pelo e scaglie della cute dell’animale, che saranno poi poste su un terreno di coltura specifico. In seguito alle analisi al microscopio, si potrà identificare il tipo di fungo che ha infettato l’animale e procedere con le relative cure.

TERAPIA

La terapia contro la dermatofitosi può avere una buona efficacia se la diagnosi viene effettuata precocemente e se si inizia subito la cura con farmaci specifici. La malattia viene trattata con antifungini per via orale e con l’uso costante di shampoo e lozioni specifici da applicare localmente. Difficilmente nel gatto si potrà avere una guarigione spontanea per questo tipo di problema. Nella maggior parte dei casi, e in base al tipo di metabolismo, la terapia richiede un tempo molto lungo, che può variare da settimane a mesi e deve proseguire anche dopo la scomparsa dei sintomi, per debellare completamente l’infezione.

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