Diane Von Furstenberg ama il suo cane talmente tanto che lo ha fatto clonare [FOTO]

La stilista Diane Von Furstenberg ha fatto clonare il suo amato cane Shannon e, adesso, nella sua famiglia sono arrivate anche le cucciole Deena ed Evita. Una scelta costosa e discutibile, voi lo avreste fatto?

Dopo che Giorgio Armani ha scelto di eliminare dalle sue collezioni le pellicce (LEGGI ANCHE: ARMANI FUR FREE. IMA SVOLTA STORICA NEL MONDO DELLA MODA), decisione che di certo ha fatto felici molti animalisti oltre che tante associazioni come la Lav (Lega anti vivisezione) che da anni si scontrano con questa usanza, ecco che dal fantastico mondo della moda arriva però una notizia piuttosto inquietante: la stilista famosa stilista Diane Von Furstenberg si è fatta clonare il cane.

Ma andiamo con ordine. Come molti di voi sapranno già, da qualche tempo esistono delle società di biogenetica che per ingenti somme di denaro riescono a clonare animali domestici e non (LEGGI ANCHE: LA PROPRIETARIA DEL CANE CLONATO SI RACCONTA). Un “servizio” che evidentemente sta prendendo piede, soprattutto tra coloro che amano molto il proprio pet e mal sopportano l’idea di doverlo perdere.

Nel caso specifico la Von Furstenberg che insieme al marito Barry Diller è da anni l’orgogliosa proprietaria di Shannon, un Jack Russell terrier, ha sempre considerato questo cagnolino come un figlio, un amico, insomma a tutti gli effetti un membro della famiglia. Ed è proprio per questo che ha deciso di pagare oltre 100mila dollari a una società coreana affinchè questa clonasse la “sua” Shannon. Ed ecco che, allora, per ben 2 volte il dna della bestiola è stato inserito in embrioni di cani. I due cuccioli clonati si chiamano Deena ed Evita e sono entrati a far parte del clan Diller/Von Fustenberg. Se vi state chiedendo se non sarebbe bastato far fare dei cuccioli a Shannon, la risposta è no, perché clonandoli hanno la “quasi” certezza che anche il carattere e le attitudini delle 2 new entry saranno le stesse.

Leggendo questa storia, però, noi non riusciamo a toglierci dalla testa una domanda: ma se non costasse così tanto, in quanti farebbero la stessa cosa?

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