Cani: il senso di colpa non esiste. Lo dicono gli esperti

Lasciate il vostro cane solo per qualche minuto e, al vostro ritorno, trovate un “ricordino” sul tappeto o un mobile rosicchiato. Cosa fate? Lo sgridate naturalmente. Ma poi, quando lo vedete con la testa bassa, le orecchie indietro e lo sguardo sfuggente vi dispiace perché è chiaro che si è reso conto che di aver fatto qualcosa di brutto. Ecco, sappiate che non è così. Anzi, quando vi mostra di sentirsi in colpa, molto probabilmente sta solo facendo il furbo. A dirlo è la comportamentista americana Sandra Lyn. L’esperta, infatti, sostiene che a noi sembra che i cani si sentano in colpa perché tendiamo a umanizzarli troppo.

Cani: il senso di colpa non esiste. Lo dicono gli esperti

Quando ci rapportiamo a un cane, soprattutto a quello che fa parte della nostra famiglia, partiamo dal presupposto che condivida le nostre capacità cognitive ed emotive e questo ci porta a leggere i loro comportamenti nello stesso modo in cui avremmo letto quelli di un essere umano. Ma i cani non sono come gli esseri umani, e non si sentono in colpa come gli umani. Dello stesso parere, secondo quanto riportato anche dal sito www.qzlife.it, è il dottor Gregory Berns, un neuroscienziato leader nel campo della cognizione canina, secondo cui la spiegazione per i segnali di colpa sta nel desiderio di mitigare la nostra rabbia.

Il cane sa bene che una volta scoperta la sua marachella vi potreste arrabbiare e, per questo motivo, vi mostra segnali che ritiene distensivi. Secondo una ricerca di Berns, infatti, più del 60 per cento dei proprietari di cani interpellati ha dichiarato che l’aspetto colpevole dei cani li convince a rimproverarli di meno. “Il comportamento colpevole non deriva solo da un’emozione – ha spiegato Berns – Si tratta del risultato di un processo cognitivo complesso. Per sperimentare il senso di colpa si deve avere coscienza di se stessi, si deve avere coscienza degli avvenimenti passati, si deve poter ricordare le azioni compiute e serve una sorta di bussola morale che permetta di discernere cosa si possa fare e cosa non si possa fare. I cani non hanno tutte queste competenze”.

Insomma, sia Berns che la Lyn sostengono che quello che davvero dispiace ai cani è di essere stati scoperti e di essere sgridati, per questo con il loro atteggiamento remissivo, sperano di avere poche conseguenze. E in effetti, quando guardano in quel modo, come si fa a sgridarli?

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