Cani, gatti e hotel “pet-friendly”: cosa cercano i proprietari e cosa offre il mercato italiano

L’estate è un capitolo chiuso, purtroppo, così come le vacanze. Un periodo che mai come quest’anno ha visto tanti proprietari partire per le ferie verso strutture definite “pet-friendly”, per non lasciare a casa una parte importante della loro famiglia: il cucciolo domestico. Ma come è andato realmente il riposo a “6 zampe” dei nostri connazionali? A questo proposito PetPassion.tv ha pubblicato un’interessante indagine che ha evidenziato principalmente due fattori. Primo: gli alberghi che permettono l’ingresso agli animali sono ancora molto pochi rispetto a quella che è la reale richiesta dei turisti (e rispetto ad altri Paesi come la Francia o la Germania). Secondo: quelli che “su carta” lo fanno, spesso poi ammettono solo pet di piccola taglia (escludendo così una vasta fetta di mercato).

Ma come dovrebbe essere, quindi, un vero hotel “pet-friendly”? Negli Stati Uniti esiste addirittura una catena, quella del Kimpton Hotel, che oltre accettare cani, gatti e conigli di ogni razza e dimensione, tra i servizi offre anche una Spa per animali. Ma i pelosi italiani (un po’ come i loro proprietari) sono forse più semplici di quelli americani e al loro “albergo dei sogni” chiedono cose più concrete e più facili da realizzare.

Come ad esempio che ci sia uno spazio all’aperto dove correre e giocare in sicurezza e libertà. Gli animali, infatti, non leggono, né guardano film o navigano in Rete. Soprattutto i cani hanno bisogno di muoversi e di sgranchirsi le zampe su un bel prato verde. Per chi viaggia in compagnia di un gatto, invece, dovrebbe esserci sempre uno spazio esterno all’interno della camera (un balcone o un terrazzo, purché messi in sicurezza). Per il micio, infatti, poter trascorrere qualche ora sdraiato al sole è vitale. Mentre chi ha un cane al seguito dovrebbe avere la possibilità di prenotare le stanze più vicine all’uscita. Questo, soprattutto per facilitare il cucciolone che deve fare i suoi bisogni e non amerebbe troppo perdere “minuti preziosi” in ascensore.

Altro requisito fondamentale affinché una struttura possa essere chiamata davvero pet-friendly è il veterinario di riferimento (anche se avere un ambulatorio in hotel sarebbe addirittura il massimo). Un altro servizio molto utile, inoltre, potrebbe essere quello del dog sitting, ovvero qualcuno di qualificato che possa stare col cane mentre il proprietario è in visita a un museo o a cena fuori. Addirittura meraviglioso, poi, sarebbe che il cibo fosse offerto dall’hotel (o compreso nel prezzo) e che fosse di qualità. Inoltre, per mantenere il decoro, dovrebbero esserci anche sacchetti igienici e bottigliette d’acqua a disposizione dei padroni: in questo modo anche i più “smemorati” (quelli che incontri al parco e che si “sono dimenticati” di pulire per intenderci) non avranno scuse. Ecco, questi secondo noi i punti importanti di un albergo realmente pet-friendly che, tra l’altro, potrebbe essere anche un’ottima forma di investimento. Riusciremmo a farlo mai capire agli imprenditore del settore?

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