Cani, gatti e sterilizzazione, il veterinario Manuela Piras: “Vi spiego perché farla”

La sterilizzazione di cani e gatti, sia meticci che di razza, è un argomento che ancora divide moltissimi proprietari. Perché, sebbene esista una corrente di pensiero forte che tenti di promuoverla descrivendone i tanti benefici che gli animali ne traggono, l’idea di “togliere qualcosa” ai propri cuccioloni domestici continua a fare una certa impressione ai più. Per fare chiarezza sulla questione abbiamo chiesto un parere a Manuela Piras, medico veterinario di Cagliari.

Cani, gatti e sterilizzazione, il veterinario Manuela Piras: “Vi spiego perché farla”

Dottoressa Piras, perché è importante sterilizzare un animale che sappiamo già non farà cuccioli nel corso della sua vita?
Rispondo molto volentieri a una tematica così importante che ha implicazioni sia dal punto di vista sociale, sanitario e che coinvolge in particolare la salute degli animali. E vi dico subito che, secondo le ultime ricerche, va detto che sterilizzare le cagne (o le gatte) entro il primo anno di vita riduce drasticamente la percentuale di tumore mammario a cui possono andare incontro durante la loro vita. Alcuni studiosi consigliano addirittura di effettuare l’intervento prima del primo calore, annullando così del tutto la possibilità di sviluppare tumori, anche se al momento, le percentuali di questa casistica sono ancora troppo basse per farne una regola assoluta. Se un tempo si pensava che l’animale prima di essere sterilizzato dovesse partorire, mi sento di dire che è una teoria vecchia e obsoleta che ha causato un impennata del randagismo non indifferente: quindi non vi fidate!

La sterilizzazione è utile solo per prevenire i tumori?
Non solo. Determina anche l’impossibilità a sviluppare infiammazioni uterine che sono responsabili di gravi patologie (comunemente dette “piometre”), a sintomatologia subdola che hanno una risoluzione esclusivamente chirurgica. L’intervento di piometra è tecnicamente identico a una ovario isterectomia, ma viene effettuato in un soggetto malato, spesso con funzionalità renale compromessa di conseguenza molto più rischioso e oneroso.

Quindi, questo tipo di intervento va fatto soprattutto per ragioni mediche?
Ci sono anche implicazioni sociali: un soggetto non sterilizzato può mettere al mondo potenzialmente anche 12 piccoli l’anno, piccoli che a loro volta entro l’anno di età saranno a loro volta fertili. Se nel cane è evidente quanto gravi siano le implicazioni di questo comportamento, visto l’aumento notevole del randagismo con tutte le complicanze connesse, nel gatto esistono patologie trasmissibili sessualmente che in questo modo non si riusciranno mai a controllare.

Ma se un proprietario scrupoloso si occupa poi di trovare la giusta sistemazione per i nuovi arrivati?
Non dico che non lo faccia, di certo un proprietario è convinto di cercare sempre con attenzione i futuri proprietari dei cuccioli, ma questi a loro volta potrebbero non avere la stessa attenzione e, in una situazione come quella italiana in cui il randagismo è tenuto sotto controllo con enormi difficoltà, la decisione di far partorire il proprio animale domestico dovrebbe essere sconsigliata.

Una volta sterilizzati, gli animali cambiano carattere?
Mi sento assolutamente sicura nell’affermare che a seguito dell’intervento non ci sono conseguenze comportamentali preoccupanti o pericolose, ammetto che a seguito della sterilizzazione, o della castrazione nei maschi, gli animali tendono a prendere un po’ di peso. Ma quest’ultimo “effetto collaterale” potrà essere ovviato con una dieta e del movimento.

Quale, a oggi, l’intervento più richiesto?
Sicuramente quello di castrazione del gatto maschio, sicuramente per la difficoltà nel convivere con uno intero e anche per il basso costo della prestazione. Certo, in questo caso è stata riscontrato un leggero aumento delle percentuali di patologie delle basse vie urinarie, (precisamente patologia multifattoriale e di conseguenza scarsamente dipendente dall’intervento) ecco perché è ancora più importante seguire una dieta specifica.

Foto by Manuela Piras