Ha davvero dell’incredibile la scoperta fatta in Egitto e più precisamente a Saqqara, trenta chilometri a sud della città moderna del Cairo. Un gruppo di archeologi ha riportato alla luce quasi 8 milioni di cani mummificati, sia cuccioli che adulti. Come spiega il sito Discovery News, si trovavano in un sistema di catacombe, la cui area principale misura 173 metri per 140 e si trova nei pressi del tempio di Anubi, divinità con la testa di sciacallo, che proteggeva le necropoli e il mondo dei morti. Gli antichi egizi avevano il culto degli animali, si sa: non solo cani ma anche ibis, falchi, babbuini e tori, sciacalli e gatti.
“Quella – spiega Paul Nicholson, professore di archeologia all’Università di Cardiff, responsabile dello scavo – era una zona molto popolata. Una comunità permanente di persone viveva qui. I visitatori arrivando a Saqqara visitavano i templi, vedevano commercianti vendere statue di divinità in bronzo, sacerdoti che celebravano cerimonie, persone che interpretavano i sogni e perfino guide turistiche. Poco distante, c’erano allevatori di animali, cani e altri tipi, che in seguito li avrebbero mummificati in onore degli dei“.
Per esprimere la loro gratitudine nei confronti degli dei, appunto, venivano sacrificati tantissimi animali. E la cosa che fa ulteriormente rabbrividire è che, fra i cani mummificati, molti avevano poche ore o al massimo qualche giorno di vita: “Alcuni cani più anziani – continua l’esperto – avevano sepolture più elaborate, potrebbero aver vissuto al tempio, ma i cuccioli più giovani erano probabilmente stati allevati, se si può dire, per il culto“. Strappati alle madri, morivano per fame o disidratazione. Più di rado per una precisa azione fisica da parte degli uomini. Cos’altro aggiungere? Per l’orrore, è chiaro, non esiste tempo e non esiste spazio…
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