Pet therapy: funziona anche per gli studenti stressati dagli esami

La pet therapy è una terapia dolce che si basa sull‘interazione tra l’uomo e l’animale: “integra, rafforza e coadiuva le tradizionali terapie e può essere impiegata su pazienti affetti da differenti patologie con obiettivi di miglioramento comportamentale, fisico, cognitivo, psicosociale e psicologico-emotivo”. Secondo quanto riporta la BBC ora questo tipo di terapia può essere utile anche per gli studenti stressati dagli esami. Oltreoceano in alcune scuole la pet therapy è una consuetudine: specialmente nella Jamestown High School di James City ogni martedì i ragazzi ricevono la visita di Louie, un boxer addestrato fin da piccolo a questo scopo.

Pet therapy: funziona anche per gli studenti stressati dagli esami

Interagendo con il cagnolino, gli studenti comprendono il senso di responsabilità che necessita la cura di un essere vivente e contemporaneamente sviluppano un senso di fratellanza che permette loro di vivere serenamente. In questo modo vengono allontanate le preoccupazioni per le interrogazioni e gli esami da sostenere da lì a breve. Questa “moda” è sbarcata anche in Europa e precisamente nell’Università di Aberdeen a Edimburgo in Scozia. Ma come funziona? Prima di tutto è necessario creare una stanza di relax dai colori chiari e tenui in cui tenere gatti o cani: creare un ambiente confortevole aiuta i ragazzi a livello psicologico, ma anche culturale. Grazie a questa esperienza si migliora il modo di affrontare le difficoltà e quello di porsi con le altre persone. Oltre che nello studio, ovviamente.

Levinson ha constatato che prendersi cura di un animale può calmare l’ansia, trasmettere calore affettivo ed aiutare a superare lo stress e la depressione. Tra gli animali scelti generalmente – non nello specifico per gli studenti – non ci sono solo cani e gatti, ma anche cavalli (ippoterapia), asini (onoterapia) e delfini (delfinoterapia). Questo però in base al singolo paziente: si tiene conto delle capacità psico-fisiche, delle preferenze personali, dell’analisi di eventuali fobie, delle allergie e della risposta emotiva alle prime sedute. Insomma, perché non provarci?

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