Un cane allunga la vita e alcune razze più di altre

Uno studio svedese dimostra che dividere il proprio tempo con un cucciolone abbatte il rischio di infarto, ictus e altre malattie cardiovascolari

Avere in casa un cucciolone ci fa ammalare di meno, soprattutto se il cane in questione è da caccia. Lo dice uno studio svedese dell’università di Uppsala, che nell’arco di dodici anni ha monitorato la salute di più di 3,4 milioni di persone con un’età compresa tra i 40 e gli 80 anni. Il risultato finale, anche se gli amanti dei quattro zampe lo hanno sempre sostenuto, dimostra che chi possiede un cane è meno esposto a infarto, ictus o altre malattie cardiovascolari.

Un cane fa bene all’umore

La ricerca, pubblicata sulla rivista Scientific Reports, è stata possibile perché in Svezia, nei registri del sistema sanitario nazionale, i cittadini devono obbligatoriamente indicare anche se possiedono un cane. Ai ricercatori di Uppsala, quindi, è bastato incrociare una quantità di dati enormi per un lungo periodo di tempo per scoprire che un cucciolone, oltre che all’umore, fa bene anche alla salute.

La percentuale di morte prematura si abbassa del 30%

In alcuni casi, si è scoperto che chi divide le proprie giornate con un cane vede abbassarsi le probabilità di una morte prematura anche del 30% e il rischio di infarto dell’11%, tra i single che vivono con un cane rispetto a chi non possiede un animale. Quindi, i nostri amici a quattro zampe migliorano il nostro benessere e favoriscono i nostri contatti sociali. Il dato è ovviamente sensibile a una serie di situazioni ambientali come lo status familiare o la razza di cane che si possiede.

I cani da caccia più degli altri

Quale? Più o meno tutti quelli da caccia, che essendo molto esuberanti e bisognosi di lunghe passeggiate costringono i proprietari più attenti alla salute del proprio animale a camminate più lunghe e più frequenti. I ricercatori dell’Università di Uppsala, però, ci tengono a sottolineare un aspetto: “Si tratta di risultati che arrivano da uno studio epidemiologico – ha detto Mwenya Mubanga – di una ricerca che può identificare associazioni statistiche, ma non può chiarire la presenza di un eventuale nesso causale”.

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