“Caro amico ti scrivo…”: Jack era il cane del vicino. Ma lui non lo meritava [FOTO]

“Caro amico ti scrivo…” è la nuova rubrica di dedicata ai quattro zampe (e non solo) e ai loro proprietari. È uno spazio in cui i nostri lettori ogni settimana potranno inviarci foto e video dei loro amici animali (nessuna specie esclusa) e raccontarci le loro storie e i loro aneddoti, oppure semplicemente inviare, insieme alle immagini e ai filmati, un pensiero, una frase o una dedica per il proprio amato peloso.

“L’estate del 2015 io, i miei figli Martina e Giosuè (all’epoca rispettivamente 12 e 9 anni) e il mio compagno abbiamo passato 15 giorni a casa di mio padre in un paese vicino L’Aquila – ci scrive Federica – Accanto alla porticina dell’orto di mio padre, in un vecchio pollaio piccolissimo, uno spazio aperto recintato con una piccola casetta attrezzi in pietra, vediamo un giovane Labrador, sporco e magro, con due occhi meravigliosi. Capiamo subito che è Jack, il cucciolo regalato per il compleanno al figlio di un conoscente l’anno prima“.

“Quella stessa sera – prosegue – viene la figlia della padrona a portare a Jack qualche avanzo del pranzo e le chiediamo come mai avessero chiuso il cane nel pollaio, la risposta fu che sarebbe stata una soluzione temporanea per l’estate, perché la madre era dovuta partire con urgenza. Nel frattempo, passano i giorni e Jack presto diventa il nostro primo pensiero del mattino, lo riempiamo tutti di coccole attraverso la rete e lui ricambia, per stare vicino a noi rischia di ferirsi il muso e mio figlio piccolo è l’unico che riesce ad infilare le braccia nelle maglie della rete per abbracciarlo e Jack sta fermo fermo con il muso nelle sue mani, appena ci sente arrivare da lontano ci abbaia e ci chiama e non smette fino a quando non siamo da lui. Gli portiamo cibo e acqua in aggiunta perché ci sembra che non basti. Riparlando con la persona che la sera gli porta qualche avanzo capiamo che la situazione non è esattamente provvisoria, che Jack da cucciolo ha fatto molti danno in casa e che intendono lasciarlo lì anche per l’inverno. Il tutto in un paese montano in provincia de L’Aquila (temperatura invernale -15 e 1 metro di neve). La donna capisce il nostro disappunto e così ci chiede se conosciamo qualcuno che lo vuole”.

Ma, si sa, tutto finisce e così Federica e la sua famiglia devono tornare a casa. “Siamo tornati a Roma con il cuore piccolo piccolo – dice ancora Federica – pensando a Jack lì da solo, abbiamo fatto una riunione di famiglia e abbiamo deciso di prenderlo con noi. La scelta è stata faticosa, io sono maniaca della pulizia e avevo paura di ritrovarmi i peli di Jack ovunque. Ma decidiamo lo stesso di andare a prenderlo in auto. Quel giorno diluviava, ma Jack ci ha riconosciuti subito e ha iniziato ad abbaiare e scodinzolare fin da lontanissimo. Noi siamo esordienti totali con i cani e così ci eravamo portati dietro collare e un guinzaglio, ma non è stato necessario: Jack si è letteralmente fiondato nel nostro portabagagli e non aveva nessuna intenzione di scappare.

“Dopo la prima visita dal veterinario abbiamo scoperto che Jack aveva un testicolo atrofico, otite bilaterale, una malformazione alle palpebre e un problema all’anca – conclude – Ma per fortuna abbiamo risolto tutto, ci abbiamo messo 1 anno. Io ogni tanto mi prendo un po’ di valeriana per i peli, ma non mi pento mai della nostra decisione. Di recente ho visto sui social che i suoi ex proprietari hanno preso una altro cucciolo. E in un raptus li ho cancellati dai miei contatti. Non si meritano nessun cane”.

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