Cane guida tolto al proprietario cieco: i vicini musulmani lo consideravano “impuro”

Viene dall’Inghilterra l’ultima, incredibile, vicenda che ha visto protagonista il cane Parsons, l’amico a 4 zampe di un uomo non vedente, sequestrato dalle autorità. La sua colpa? Aver annusato “troppo” il vicino di casa musulmano

Ci sono storie che non vorremmo mai raccontare, specialmente quando riguardano persone affette da gravi disabilità come Reginald Magu, ungherese di nascita ma inglese d’adozione, che vive nella cittadina di Southend-on-Sea, nell’Essex. L’uomo, settantacinquenne, è non vedente e, come molte altre persone con simili problemi, da tempo divideva la sua esistenza un cane guida di nome Parsons. Il passato in questo caso è d’obbligo, perché il suo amico a 4 zampe gli è stato letteralmente strappato dalle mani a causa delle lamentele dei suoi nuovi vicini di casa, una famiglia di musulmani composta da Alì, sua moglie e la figlia.

La vicenda ha dell’incredibile e a raccontarla è lo stesso Reginald al quotidiano locale Southend News Network: “Tutto è cominciato a febbraio quando Alì e la sua famiglia si sono trasferiti nell’abitazione accanto alla mia. Il mio cane, Parsons, si è avvicinato ai nuovi inquilini per salutarli, così come aveva fatto in passato anche con altri vicini“.

A quanto raccontano testimoni, inoltre, quando Parsons ha annusato Alì e la sua bambina di 5 anni. L’uomo è rimasto completamente immobile. Poi, è andato a comprare una bottiglietta di disinfettante nel negozio più vicino. Sino a qui nulla di esageratamente strano, senonché qualche settimana dopo Reginald riceve una lettera dal Southend Borough Council, ovvero l’ufficio governativo della contea.

“Nella missiva mi veniva comunicato – ha raccontato ancora Reginald – che presto sarebbero venuti a sequestrare Parsons in seguito a un provvedimento legale. Sono stato accusato, infatti, di aver commesso un reato razziale aggravato. Non ho avuto scelta, sono venuti e hanno portato via Parsons”. Da quel giorno, Reginald non riesce più a uscire di casa come prima poiché non si sente sicuro e ha paura di poter incappare in qualche pericolo senza l’appoggio del suo fedele amico. Interpellato dal giornale, Alì, dal canto suo, non ha voluto rilasciare dichiarazioni. La speranza è che presto si possa trovare una soluzione alternativa che rispetti le opinioni di Alì e della sua famiglia, ma che permetta anche a Reginald di riabbracciare la sua guida. Senza discriminazioni o rinunce per nessuno.

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